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Quella volta che…Phillip Island, il CBR e due bilance

a cura di Redazioneil domenica, 29 novembre 2009, ore 05:11

CBR PHILLIP ISLAND200People@MotodaysSilvio Manicardi è un ex dirigente Honda, ha lavorato anche per Ducati, Brembo, Confindustria ANCMA e oggi è membro della Federazione Motociclistica Internazionale e della Unione Europea Motociclistica. Manicardi racconta a People@Motodays una storia di qualche anno fa quando, da responsabile del prodotto per Honda Europa, organizzò la presentazione della prima uscita del CBR 900 sul circuito australiano di Phillip Island. L’annuncio alla stampa parlava di un prodotto innovativo: circa trenta chili in meno rispetto alle moto della stessa categoria. Una storia che inizia qualche anno prima del 1992…

“Pensavamo a quale moto fare, il reparto ricerca e sviluppo del Giappone venne nella sede di Londra e ci disse: Che moto volete? Più potente o più leggera? Da quel momento abbiamo iniziato una serie di riunioni, perché non era così semplice decidere e qualche mal di pancia lo abbiamo avuto. Alla fine,  siamo andati in Giappone e abbiamo comunicato la nostra scelta: la volevamo più leggera.
Il progetto venne dato in mano all’ingegner Baba, un famoso ingegnere della Honda che poi ha seguito fin quando non è andato in pensione tutti gli sviluppi successivi del CBR.
Una volta ottenuta la moto, anche se a me sarebbero piaciuti i fari allungati invece di tondi (vinsero quelli che pesavano meno, ndr), abbiamo deciso di presentarla sul circuito di Phillip Island e di organizzare un evento di alto livelllo. Una scelta importante perché in quel periodo si diceva che Honda non fosse più interessata alle moto e si stava concentrando sulle automobili. Quindi noi abbiamo voluto fare una presentazione di un certo spessore, invitando molti giornalisti in Australia, proprio per riaffermare, invece, che l’azienda non solo non si disimpegnava ma presentava un prodotto innovativo. L’innovazione era nel peso, tant’è che quando abbiamo annunciato il peso di 180 chili,  molti non ci credevano. Le moto di quella categoria, infatti, all’epoca erano sempre intorno ai 210/215 chili.

Arrivati in Australia, giunse il giorno della presentazione. La mattina eravamo sulla pista con l’ingegner Baba e vediamo arrivare i giornalisti invitati tedeschi di Das Motorrad. Non credevano al peso dichiarato della moto e dall’albergo di Melbourne si erano portati due bilance pesapersone dalla loro camera. Arrivati sul circuito, le hanno posizionate a terra caricandoci poi sopra la moto: una ruota su una e una sull’altra. Ci son rimasti male, perché non volevano crederci”.


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