a cura di Redazioneil venerdì, 22 gennaio 2010, ore 11:01
People@Motodays – La moto più trasversale della gamma Kawasaki, davvero difficile collocarla all’interno di una categoria di ben definita, si rifa il trucco e pensa ad affrontare al meglio il 2010. Due colpi di bisturi, o meglio di matita, e la Versys 650 nella sua ultima versione si lascia alle spalle il vecchio look senza snaturare la propria personalità e rafforzando ulteriormente l’aspetto funzionale. Il poco convincente fanale anteriore viene sostituito addirittura da un triplo gruppo ottico che rende più personale e soprattutto più moderno e piacevole la vista del 3/4 anteriore. Anche il fanale posteriore è stato rivisto così come i carter motore e le plastiche copriradiatore. Modifiche di dettaglio anche per gli specchi retrovisori e gli indicatori di direzione. Il lavoro dei designer non ha intaccato la personalità della Versys nel suo complesso, meno male si potrebbe dire, anche perchè la media bicilindrica è un piccolo best seller per la casa di Akashi, che ne ha vendute oltre 10.000 in Italia dalla fine del 2006 ad oggi. Il nome che è nato dalla fusione della parola Vertex, che in latino significa versatile, e System, sappiamo già che è decisamente calzante per questa moto. La sua duttilità unita alla facilità di utilizzo, rendono estremamente piacevole la Versys, che oltretutto è anche a buon mercato, 7.290 euro esclusa la messa in strada.
Il lavoro di affinamento e sviluppo ha riguardato esclusivamente l’estetica, mentre sotto il vestito tutto è tale e quale a prima, anche perchè le basi sono a tutt’oggi ancora estremamente valide e al passo coi tempi. Il bicilindrico raffreddato a liquido da 649 cc eroga ancora i suoi bei 64 CV a 8.000 giri/min, potenza più che sufficiente a garantire prestazioni brillanti anche nell’uso in coppia o con bagagli annessi. Anche la parte ciclistica non ha subito variazioni, ritroviamo dunque il classico telaio a diamante in acciaio, con il forcellone in alluminio dalla caratteristica forma a banana. Sospensioni invariate nella forma ma riviste nei contenuti grazie ad un setting più votato al comfort. Forcella a steli rovesciati da 41 mm con regolazione del precarico molla e ritorno idraulico sullo stelo destro, momoammortizzatore “obliquo” anch’esso con il precarico molla e ritorno regolabili. Riconfermati, soprattutto grazie al buon lavoro svolto, sia la coppia di dischi a margherita da 300 mm anteriori, che la singola margherita da 220 mm posteriore. Da segnalare che aggiungendo 500 euro ai 7.290 del prezzo di listino, si può avere la versione dotata del sempre consigliabile ABS.
La strumentazione della Versys, senza cambiare di una virgola, da una parte si distingue per l’ottima leggibilità, dall’altra pecca per la scarsa quantità di informazioni fornite (tachimetro; contagiri; conta km totale; doppio conta km parziale; orologio; indicatore del livello benzina) e soprattutto manca l’indicatore della temperatura del liquido di raffreddamento.
La prova su strada:
Kawaski Italia per il lancio della nuova Versys ha portato la stampa nazionale e internazionale nella parte sudoccidentale della Sardegna, a Portoscuso. Da qui è partito l’itinerario che ci ha portati alla scoperta della regione del Sulcis, dei suoi splendidi paesaggi e soprattutto delle fantastiche strade che la Ho avuto modo di provare la Versys in varie occasioni, ed ogni volta mi sono trovato ad elogiarne le caratteristiche di guida, la piacevolezza della posizione in sella e l’adattabilità ad ogni situazione d’uso.
La posizione in sella è pefettamente ergonomica, manubrio largo, pedane alla giusta altezza e una sella che oltre ad essere ben imbottita ha una conformazione ottimale. Le leve al manubrio sono regolabili, così come quella del cambio.
Sin dal momento in cui si innesta la prima e ci si avvia, emerge una delle caratteristiche della Versys: l’estrema facilità di guida.
Il motore dall’erogazione elettrica, che spinge in maniera costante, ma mai brusca, il cambio preciso e la posizione di guida alta sono in grado di mettere a proprio agio chiunque. Comunicativa come poche altre moto, la bicilindrica Kawasaki si adatta senza batter ciglio a qualunque tipo di guidatore e a qualunque tipo di percorso. Rapida e precisa nello stretto, la Versys infonde fiducia, che la si guidi in maniera sciolta oppure aggressiva poco cambia.
Molto buono il comportamento dell’impianto frenante, che sulle prime mi aveva lasciato perplesso per la scarsa potenza e la risposta spugnosa dei comandi. Tutto era dovuto ai pochi chilometri percorsi dalla moto (meno di 400). È bastato rodare i dischi per migliorare le prestazioni e recuperare il tempo perso. I dischi a margherita si sono dimostrati discretamente potenti e soprattutto modulabili, quasi a prova di errore, nel qual caso è pronto ad intervenire il sistema antibloccaggio ABS (presente sulla moto) che seppur poco invasivo, una volta attivato tende a pulsare in maniera piuttosto evidente.
E’ arrivato il momento di riportare a casa la Versys, e un’occhiata all’indicatore della benzina evidenzia un consumo medio molto buono. Rabboccando il serbatoio da 19 litri viene fuori che con poco più di 7 litri abbiamo percorso 130 km dall’ultimo rifornimento. Un ottimo risultato, anche perché abbiamo sfruttato a fondo la meccanica della Versys. E’ quindi pensabile che con una guida più rilassata si possa fare di meglio.
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