a cura di Redazioneil giovedì, 2 settembre 2010, ore 05:09
People@Motodays – L’estate prosegue, e proseguono purtroppo anche incidenti e vittime sulle strade. Cerchiamo da sempre, nel nostro piccolo, di prodigarci per affrontare più volte possibile e con utilità il tema spinoso della sicurezza stradale. Ma è sempre valida la regola per cui una buona moto, airbag, caschi o protezioni valgono fino ad un certo punto: il fulcro fondamentale di tuto l’affaire è e rimane sempre il rispetto delle regole e della velocità. Non a caso, un articolo di pochi giorni fa, edito dal messaggero.it, ha tracciato una stima degli incidenti e del tasso di mortalità sulle strade. Riteniamo utile publicarlo, di modo che tutti noi bikers ci ricordiamo sempre che non siamo “invincibili”.
“Quello dei motociclisti è ormai un carnaio con cifre assurde, che ci fanno contare in alcuni fine settimana di primavera anche oltre venti morti. Siamo ad oltre 300 morti ad oggi nei soli week-end“. È la cifra fornita da Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, l’Associazione sostenitori della Polstrada, dopo le ennesime vittime della strada in moto. “Il parco moto, è vero, è cresciuto molto: al 31 dicembre 2008 – ricorda Biserni – quello nazionale era di 5.859.094 moto su un parco totale di 47.936.938 veicoli. In pratica, il 12,2% del parco veicoli complessivo. Le moto percorrono il 3-4 % del chilometraggio totale della mobilità nel nostro Paese, purtroppo però i motociclisti (e ciclomotoristi) rappresentano il 29% del totale delle vittime della strada (1.380 su 4.731)“.
“In dieci anni, dal 1998 al 2008, sulle strade italiane hanno perso la vita 14.293 motociclisti e ciclomotoristi, 860.520 sono rimasti feriti, alcune decine di migliaia in modo irreversibile con amputazioni e paraplegie. I risultati di una guerra, eppure tutto rimane praticamente fermo, quasi immobile. Circolano moto con potenze da brivido, paragonabili a quelle di Valentino Rossi, guidate da ragazzi e signori più maturi che non hanno certo le capacità di un pilota da pista“. L’Asaps rileva che «le strade rimangono sempre le stesse, anzi peggiorano: buche, avvallamenti, guard rail micidiali come affettatrici, vie di fuga occupate da cartelli stradali».
“Anche in un incidente dove sembra che la velocità non fosse molto elevata, sono bastati i paletti dei guard rail per determinare la tragedia. Il solo peso di un corpo proiettato anche a 60 km/h è più che sufficiente per spegnere una vita contro una lama e un paletto di un guard rail, che se fosse protetto fino alla base potrebbe in alcuni casi salvare delle vite. E i controlli? Sporadici, spesso vanificati da targhe troppo inclinate, da atteggiamenti comprensivi di qualche Giudice di pace”. Per l’Associazione, inoltre, il nuovo codice non porterà risultati decisivi «se non ci saranno seri e più frequenti controlli su strada.
Insomma, è giusto ogni tanto ricordarsi che non siamo sempre in pista e non siamo tutti Valentino Rossi.



